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Dietro la spinta UE alla digitalizzazione. Sorveglianza, controllo ed esclusione - EDRi

Originale (ENG)


Cosa c'è dietro la spinta alla digitalizzazione dell'UE? Sorveglianza, controllo ed esclusione

Le istituzioni UE sono state coinvolte in un ampio e totale progetto di digitalizzazione, ma sotto la retorica dell'efficienza, della modernizzazione e dell'emancipazione dei cittadini giace una realtà molto più preoccupante. Non è un mero aggiornamento tecnico dei servizi pubblici, ma una scelta politica, portata avanti da tempo, di rinunciare alla cura e ai diritti degli individui a favore della normalizzazione di sorveglianza, controllo ed esclusione dei più emarginati. Questo testo esplora le varie sfaccettature della spinta dell'Unione per un sistema previdenziale digitale e quel che significa per il rapporto tra cittadini e stato.

di EDRi · 28 maggio 2026


Collocare la spinta UE per un Sistema Previdenziale Digitale

Per capire l'attuale andamento dell'UE, dobbiamo collocarlo all'interno dell'ascesa globale del "Sistema Previdenziale Digitale". Come avvertiva nel 2019[↗] Philip Alston, il precedente Relatore Speciale ONU sulla povertà estrema e i diritti umani, i governi di tutto il mondo stanno usando sempre più le tecnologie digitali per automatizzare, predire e "ottimizzare" la fornitura delle tutele sociali.

Dai servizi pubblici per cui è obbligatorio l'Aadhaar[↗] in India allo Universal Credit[↗] del Regno Unito, passando per il Toeslagenaffäre[↗], la digitalizzazione dei servizi spesso fa da cavallo di Troia per l'austerità. Mettendo un'interfaccia digitale tra il richiedente e il fornitore, gli stati sono in grado di prendere le distanze dai propri doveri, trasformando la "rete di sicurezza" in una "trappola digitale", cioè in una raccolta e analisi di dati presi dalle persone. Ciò viene ottenuto attraverso un'architettura amministrativa che redirige l'atto di stabilire l'identità e la fiducia[↗] ad un esercizio, dall'alto verso il basso, progettato per vedere i beneficiari con sospetto. L'Unione Europea non è immune a questo andamento; per molti versi sta cercando di assumere la posizione di chi stabilisce gli standard globali[↗].

L'ampliamento silenzioso di competenza e l'architettura del diritto flessibile

Uno degli aspetti che più colpisce della spinta europea alla digitalizzazione sono le sue incerte basi giuridiche. Secondo i trattati europei, la fornitura dei servizi pubblici essenziali (sanità, previdenza sociale, istruzione) rimane una competenza primaria degli Stati Membri. L'Unione Europea non ha mandato diretto per dettare come, per esempio, un residente della Romania rurale abbia accesso ai servizi di un medico o come un lavoratore a Lisbona reclami benefici di disoccupazione.

Per aggirare questa mancanza di potere esplicito, la Commissione Europea ha impiegato magistralmente il diritto flessibile (soft law) e un "ampliamento silenzioso della propria competenza". La Commissione ha inquadrato la digitalizzazione come una questione di "mercato interno" (Articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) o di "interoperabilità trans-nazionale", una serie di progetti e regolamentazioni UE riguardanti settori come i sistemi[↗] di giustizia[↗] e amministrazione e servizio pubblico[↗], con l'obiettivo di avere una comunicazione e uno scambio di dati più semplici e rapidi tra sistemi amministrativi di paesi diversi, mediante una digitalizzazione uniforme. Così è riuscita ad inserirsi nel cuore delle politiche sociali nazionali.

Iniziative come il "principio una tantum"[↗] o lo "sportello digitale unico"[↗] vengono presentate come comodità tecniche fondamentali per gli europei in movimento. In realtà hanno il potenziale per agire come struttura coercitiva che obblighi le amministrazioni nazionali ad allineare le proprie infrastrutture back-end con gli standard definiti da Bruxeles. Attraverso meccanismi di finanziamento come il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), l'UE ha di fatto reso la "trasformazione digitale" una condizione per il supporto economico, aggirando il dibattito democratico che solitamente accompagna dei cambiamenti rilevanti nelle politiche sociali. Questo ricorda l'andamento della digitalizzazione nella "Maggioranza del Mondo" (Majority World) nell'ultimo decennio, dove attori trans-nazionali hanno finanziato progetti di sviluppo sotto condizione di impegni di digitalizzazione[↗] come l'integrazione di un'identificazione digitale biometrica nelle strategie del settore pubblico.

La normalizzazione dell'amministrazione in "modalità d'emergenza"

Questa espansione di potere fu amplificata durante la pandemia da COVID-19. Il rapido impiego del Certificato COVID Digitale dell'UE fu acclamato come una storia di successo di coordinazione europea. Tuttavia, dal punto di vista dei diritti, fu un pericoloso precedente[↗]. Ha istituito un'infrastruttura continentale per una sorveglianza basata sulla salute e un controllo degli spostamenti[↗], costruita in via eccezionale con limitata supervisione parlamentare.

Dopo la pandemia, questa amministrazione in modalità d'emergenza è divenuta la nuova normalità. L'infrastruttura del certificato COVID non è scomparsa[↗]; invece, si è evoluta[↗]. Ha fornito lo schema di base tecnico e politico per il Portafoglio Europeo di Identità Digitale[↗]. Quella che era stata giustificata come una misura di emergenza per dimostrare lo stato di vaccinato è stata trasformata in uno strumento permanente che l'UE intende collegare ad ogni cosa, dalle patenti alle ricette mediche ai conti bancari. La crisi ha fornito lo slancio per una spinta verso infrastrutture d'identità[↗] invadenti[↗] che in tempi di pace avrebbero affrontato anni di resistenza in cicli legislativi.

La spinta settoriale: infrastrutture di controllo

E' importante riconoscere come la strategia di digitalizzazione UE non sia una politica monolitica, ma un serie di progetti settoriali che si sovrappongono.

  1. Lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS): questa iniziativa mira a creare una massiva infrastruttura trans-nazionale per condividere le cartelle cliniche. Sebbene la promessa sia di migliori cure per i turisti, la disposizione "uso secondario" permette la condivisione di dati sanitari pseudonimizzati con ricercatori e industria. Questo consentirebbe di trattare i dettagli più intimi delle nostre vite come una risorsa per l'Economia dei Dati[↗], vista sempre più come centrale per la competitività europea, spesso con oscuri meccanismi di rinuncia (opt-out) che danno priorità all'innovazione rispetto all'autonomia corporea e dei dati.

  2. ESSPASS (European Social Security Pass, Pass di Previdenza Sociale Europeo; NdT): digitalizzando la verifica dei diritti di previdenza sociale per i lavoratori in movimento, l'UE si sta muovendo verso un'identità sociale digitale portatile[↗]. Sebbene questo sembri comodo per i lavoratori che vivono all'estero, crea un "libro mastro" centralizzato di diritti sociali che può facilmente essere monitorato dagli ispettori del lavoro e dalle autorità di confine, trasformando un sostegno sociale in uno strumento di controllo delle migrazioni.

  3. eIDAS 2.0 e il Portafoglio: l'EUDI Wallet[↗], il Portafoglio Europeo di Identità Digitale, è al centro di questa architettura digitale. Mira a consolidare tutte le credenziali digitali in una singola applicazione telefonica. Obbligando i "gatekeeper" privati (come Google ed Apple) e i servizi pubblici essenziali ad accettare questo portafoglio, l'UE sta di fatto imponendo un'esistenza "digitale di default"[↗].

La trappola della sorveglianza: dalla privacy alla "patologizzazione"

I danni alla privacy di questi programmi sono profondi. Ci stiamo muovendo da un mondo di interazioni "locali e analogiche", dove il tuo dottore conosce la tua salute e il tuo comune conosce i tuoi bisogni abitativi, ad un mondo di visibilità "centralizzata e digitale".

Quando i servizi essenziali sono digitalizzati di default, ogni interazione genera un singolo dato. L'aggregazione di questi dati crea una mappa a 360 gradi della vita di un individuo. I rischi non sono limitati alle violazioni di dati, ma si estendono fino ad una profilazione profonda. Un'identità digitale usata per accedere ad una farmacia oggi, domani può essere collegata ad un abbonamento di trasporto, permettendo allo stato di ricostruire i movimenti e le associazioni[↗] di un individuo con precisione granulare.

In più, questi sistemi spesso usano la "privacy pianificata (privacy by design)" come scudo retorico. Ci viene detto che la "dimostrazione a conoscenza zero", protocolli che permettono l'autenticazione dell'utente senza condividere ulteriori informazioni, ci proteggerà. Ma la privacy non è solo mantenere le informazioni confidenziali; è anche come viene usata l'infrastruttura per esercitare il potere. Anche se i dati sono cifrati, l'obbligo di usare uno strumento digitale approvato dallo stato per esercitare un diritto fondamentale è, di per sé, una forma di sorveglianza. Crea un collo di bottiglia dove lo stato può spegnere l'accesso a servizi essenziali in un colpo solo.

Esclusione pianificata: il nuovo confine digitale

L'effetto collaterale più dannoso della spinta alla digitalizzazione UE è il suo intrinseco potenziale per l'esclusione. Gli obiettivi del "Decennio Digitale" puntano al 100% dei servizi pubblici online entro il 2030. Ma cosa ne è delle migliaia di persone che affrontano barriere tecnologiche?

La digitalizzazione agisce frequentemente come barriera per i più emarginati: gli anziani, i senzatetto, i migranti e quelli in condizione di povertà. Quando un ufficio fisico chiude e viene rimpiazzato da un portale web o da un codice QR, il servizio non viene per forza modernizzato ma è a tutti gli effetti sottratto ad una parte della popolazione. Stiamo assistendo alla comparsa di una "classe inferiore tecnologica" che deve affidarsi ad intermediari (famiglia, ONG) per accedere ai propri diritti, privandoli della loro dignità e della loro privacy.

Per di più, la filosofia amministrativa dell'"una tantum" e dell'"interoperabilità" presume che tutti i dati in possesso dello stato siano accurati e standardizzati. Per un individuo emarginato, un errore "una tantum" in una banca dati, come uno stato di immigrazione archiviato male o un allarme frode erroneamente segnalato, può propagarsi per tutta la macchina amministrativa europea istantaneamente, senza alcun chiaro modo per rimediare.

Conclusione: rivendicare il diritto analogico

La spinta UE per la digitalizzazione dei servizi essenziali è spesso presentata come un'inevitabilità tecnica. Non lo è, è una scelta politica: una scelta che dà la priorità all'integrazione del mercato e al controllo amministrativo rispetto ai diritti fondamentali e all'inclusione sociale.

Nell'andare verso il 2030, è necessario mettere in discussione l'opinione diffusa del "solo digitale". Dobbiamo esigere un "diritto all'analogico": una garanzia imposta per legge che ogni servizio pubblico essenziale rimanga accessibile, senza penalizzazione, attraverso canali non digitali, con l'umano al centro. Perché questo diritto abbia significato, è necessario che le opzioni analogiche siano ideate in modo che non siano da meno rispetto a quelle digitali, e che costituiscano una reale scelta per chiunque, specialmente per le comunità che rischiano di essere sistematicamente emarginate dalla digitalizzazione. Dobbiamo esigere che interoperabilità non diventi sinonimo di visibilità totale[↗].

Il contratto sociale europeo era stato costruito sui valori della solidarietà e dei diritti umani. Se permettiamo che quel contratto venga riscritto in codice macchina, senza trasparenza o una chiara autorizzazione, rischiamo di svegliarci in un'Europa dove lo stato non è più un fornitore di servizi, ma un gestore di credenziali digitali, e dove il cittadino non è più detentore di diritti, ma un utente il cui accesso è "scaduto".

Cosa sta facendo l'EDRi per resistere all'irrazionale progetto di digitalizzazione dell'UE?

EDRi è attualmente al lavoro per sviluppare una comunità europea di prassi che includa organizzazioni della società civile, altre iniziative di cittadini e individui con esperienza vissuta, che si impegni a documentare, controbattere e sostenere alternative ai danni causati da una digitalizzazione senza precedenti dei servizi pubblici ed essenziali. L'obiettivo di questa comunità è di collaborare per progettare patrocini congiunti e campagne al servizio delle comunità colpite, e di sfidare l'attuale narrativa prevalente sulla digitalizzazione con una visione alternativa, incentrata sui diritti e con l'umano al centro.

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